Stragi impunite: verità e dietrologia

Dal Messaggero di oggi

di Stefano Cappellini

Un’altra strage è destinata a restare senza colpevoli. Per la bomba che esplose a Brescia in piazza della Loggia il 28 maggio 1974 non pagherà nessuno. La sentenza dei giudici della Corte d’assise d’appello ha aperto un nuovo buco giudiziario, ennesima ferita civile, che accomuna le 8 vittime di Brescia ai 17 morti per la strage di piazza Fontana a Milano del 1969 e ai 12 per l’attentato dell’agosto 1974 al treno Italicus.Una lista che deve comprendere anche gli 81 passeggeri del Dc9 dell’Itavia precipitato a Ustica nel giugno del 1980 e le vittime delle bombe mafiose della stagione 92-93, per le quali – stando alle ultime inchieste delle magistratura – è probabile che siano stati condannati altri piuttosto che i veri colpevoli.
Una lunga catena di intoppi e ripartenze ha gravato su tutte le vicende processuali che hanno provato ad accertare le responsabilità penali sulle stragi. Brescia non ha fatto eccezione. Il solo fatto che un tribunale della Repubblica abbia emesso ieri la sua sentenza d’appello a trentotto anni dai fatti è già di per sé motivo di scandalo. Quanto al merito della sentenza, è una lapide sulla possibile di accertare una verità giudiziaria.
Quest’impunità è una vergogna che ancora oggi continua a minare le basi della democrazia. Non c’è infatti alcuna sfortunata casualità nell’assommarsi di assoluzioni, prescrizioni, latitanze che hanno reso impossibile consegnare all’infamia della storia autori e mandanti delle bombe. Come hanno dimostrato le poche sentenze arrivate in porto e gli studi più seri, l’impunità era una delle assicurazioni fornite alla manovalanza neofascista da quei pezzi di Stato che hanno prima teorizzato la strategia della tensione e poi l’hanno cinicamente dispiegata, disseminando di cadaveri il Paese per dirigere il quadro politico verso gli esiti desiderati, spostando i centri decisionali e svuotando l’esercizio democratico a vantaggio di disegni autoritari e paragolpisti. Dopo aver armato la mano degli assassini, reclutati nella compiacente galassia dell’estremismo nero, è cominciata l’opera per depistare, confondere e disinformare. Opera pienamente riuscita. Anzi, doppiamente riuscita.
Laddove è finita l’opera dei depistatori di professione è iniziata quella dei depistatori più o meno involontari. Insieme alla sfiducia, ogni strage impunita ha infatti contribuito a inoculare nell’opinione pubblica, anche quella parte che non si è mai stancata di cercare risposte, il virus distruttivo della dietrologia e del complottismo. In un paese dove la verità è negata o indicibile, tutte le verità diventano possibili. Anno dopo anno, la consapevolezza che una verità giudiziaria non ci sarebbe stata è diventata per molti – politici, storici, giornalisti – l’alibi per spingersi sempre più in direzione del thriller fantapolitico, partendo dall’errato presupposto che in Italia ogni mistero va elevato al quadrato, va raddoppiato, esattamente come quella scuola di pensiero, purtroppo adottata dagli autori del film su piazza Fontana, Romanzo di una strage, che ha fantasiosamente raddoppiato le bombe esplose a Milano.
La generosa e importante opera di controinformazione degli anni Settanta, quella che partorì a caldo ricostruzioni importanti sulle stragi cosiddette di Stato, si è trasformata col passare degli anni in una grottesca contro-controinformazione. Un fantasioso intrigo politico-spionistico, che tutto confonde e da tutto attinge, fascisti e anarchici, palestinesi e Cia, mafia e Br, Mossad e Dc. Una notte dove tutte le vacche sono nere e i primi a perdere il filo sono gli italiani nati negli ultimi trent’anni.
La classe dirigente, quella della prima Repubblica e quella che le è succeduta, ha fatto il resto. Con la complicità dell’oblio naturale e della distrazione di un Paese sempre alle prese con nuove emergenze, non ha mai saputo né voluto farsi promotrice di una operazione verità sul piano storico e politico. Ai fallimenti della magistratura si così è aggiunta la resa di una politica che – con la parziale eccezione del lavoro della commissione parlamentare sulle stragi – ha puntato tutto sull’amnistia della memoria. Col risultato che oggi il dibattito su quanto accaduto in Italia negli anni Settanta è quasi interamente affidato alla memorialistica privata, alle autobiografie dei reduci e ai diari dei parenti delle vittime. Il dibattito pubblico ha smesso di essere imperniato sui cardini laici di verità, libertà e giustizia per sfocarsi nelle categorie morali del peccato, del perdono e del pentimento. Una sorta di privatizzazione della storia, che ha prodotto un pericoloso equivoco. E cioè che la verità storica, espulsa dalle aule di giustizia, potesse trovare cittadinanza naturale nel tinello delle case listate a lutto, nell’intimo degli incontri tra vittime e carnefici, o tra vittime soltanto. E questo equivoco, a ben vedere, è solo l’ultimo torto ai caduti. E l’ultima vittoria dei ladri di verità.

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Una risposta a Stragi impunite: verità e dietrologia

  1. giulia ha detto:

    Giorni fa ho visto su la7 l’intervista a Cesare Battisti, personaggio odiato da tutti perchè nonostante una sentenza definitiva se ne sta in Brasile. Diceva però una cosa che mi ha colpito.. perchè l’Italia non ha mai fatto luce sulle stragi di Stato? Su quegli anni ci sono ancora molte, troppe verità da scrivere e chissà che non si sia colpita una parte sola
    .

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