Il buon grillino

Dal Messaggero di oggi

I militanti del Movimento 5Stelle sono migliori di Beppe Grillo? Sono cioè capaci di tradurre sul terreno del pragmatismo e della concreta amministrazione il repertorio di facile demagogia concui Beppe Grillo ha portato loro in dote una quota non irrilevante dei loro consensi? La domanda non solo è legittima – facile di questi tempi farsi largo invocando il tutti a casa per la «casta», più difficile è dimostrare di saper riempire, e bene, il vuoto – ma è anche diventata di interesse generale.

Dopo aver conquistato il Comune di Parma, il 5Stelle sostiene infatti di puntare al governo del Paese. L’esperienza del neo-sindaco Pizzarotti aiuterà a dare le prime risposte. Si può dire no alla costruzione di un nuovo inceneritore (così Pizzarotti) ma bisogna farlo sapendo che il riciclo integrale dei rifiuti non si realizza in una consiliatura. Si possono contestare i criteri di mobilità («Non servono nuovi ponti e strade», si legge nel programma 5Stelle per Parma) ma poi bisogna essere in grado di far spostare in modo alternativo i cittadini. Si può giustamente celebrare la trasparenza e il risparmio digitale ma intanto occorre ripianare i 600 milioni di debiti del Comune, che non spariranno abolendo i certificati cartacei. E questo vale ancor di più se ci si candida alla guida del Paese. Oggi Grillo può scaldare le piazze evocando l’insolvenza del debito e il ritorno alla lira ma, ove mai si trovasse al posto di Mario Monti, il leader carismatico si troverebbe nella spiacevole urgenza di dover approfondire il suo programma economico.

In attesa delle prime scelte è però lecito avanzare qualche dubbio su questo tentativo di distinguere tra un grillismo urlato del leader e un grillismo responsabile dei seguaci. Difficile infatti separare le due realtà, base e vertice, in un movimento a conduzione personale come il 5Stelle. Nel movimento si mena vanto del fatto che i programmi siano redatti con il metodo della partecipazione orizzontale, coinvolgendo cioè i cittadini nelle scelte attraverso l’uso di Internet, che nella visione dei grillini si fa strumento in grado di azzerare lo scarto tra democrazia formale e democrazia reale. Curioso però che un movimento che si propone di rottamare il meccanismo della delega sia regolato al proprio interno da un principio padronale assoluto. Ai grillini piace rappresentare il proprio mondo come un universo dove si dialoga da pari a pari. Sta di fatto che Grillo, in quanto titolare del marchio 5Stelle, può allontanare a proprio insindacabile giudizio chiunque non segua le sue indicazioni. Sarebbe inesatto parlare di espulsione: il 5Stelle non ha tessere. Più corretto parlare di scomunica.

Questa astrazione del metodo consultivo permanente si porta appresso contraddizioni anche nel merito. Grillo sostiene per esempio che sarebbe legittimo un atto di disobbedienza fiscale e propone di subordinare la spesa pubblica a una consultazione dei cittadini. Ma questo referendum – se così vogliamo chiamarlo – esiste già, sono le elezioni, dove le forze politiche propongono dei programmi e su questa base ottengono dei voti. Non serve un referendum continuo via web, basta far funzionare correttamente la democrazia dell’alternanza, possibilmente con governi coesi in grado di agire. Che è esattamente ciò che è mancato nel corso della Seconda Repubblica.

Grillo propone anche di istituire come obbligatorio un esame di Costituzione per chiunque voglia ricoprire un incarico pubblico. Se passasse una simile norma, consiglieremmo agli aspiranti candidati di non prepararsi studiando sui materiali di propaganda 5Stelle, dove si legge che «la Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio». Ma la Costituzione dà mandato proprio ai partiti di organizzare il consenso e la partecipazione dei cittadini. Lo fa all’articolo 49. Un conto è dire, con buone ragioni, che i partiti esercitano male il loro compito. Altro conto è opporre la volontà popolare ai partiti, come fossero due istanze contrapposte, con ciò finendo per negare alla radice il dettato della Costituzione.

L’organizzazione della rappresentanza è una questione cruciale in democrazia. Ma il 5Stelle offre un modello quantomeno discutibile. L’Italia ha già conosciuto una lunga fase di navigazione a vista, fondata sul principio che i partiti dovessero smobilitare e lasciar posto agli uomini del fare, guidati dalla bussola del consenso popolare. I risultati sono quelli che conosciamo. Nel programma 5Stelle sono tanti i punti condivisibili. Ma il come in democrazia non è meno importante del cosa. Ci vuol poco ad argomentare che c’è differenza tra un Grillo che copre di vaffa i suoi avversari politici e un aspirante sindaco grillino che parla di ciclabili e raccolta differenziata. Ma al momento non basta tracciare una linea tra l’uno e l’altro per individuare la differenza tra fare propaganda e governare.

Stefano Cappellini

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3 risposte a Il buon grillino

  1. Sendivogius ha detto:

    “..ove mai si trovasse al posto di Mario Monti, il leader carismatico si troverebbe nella spiacevole urgenza di dover approfondire il suo programma economico.”

    Perché gli Ensiferi con certificazione da guida Michelin avrebbero un programma economico?!?
    Sempre che di “programma” si possa parlare: 15 paginette scarse (e scarne) che assomigliano ad un raccolta di pensierini stilati da bambini di V elementare sul tema ‘Miglioriamo il Mondo’.
    Una roba imbarazzante, visto che parliamo di 30/40enni con velleità da rivoluzionari.
    Ad ogni modo, bisogna anche dire che il programma del MoVimento in questi ultimi mesi ha conosciuto un corposo incremento, aumentando di quasi 1/3 il suo volume: dalle 11 pagine del 2011 alle 15 attuali!
    Capisco che è gente che non legge alcunché, al di fuori del blog del Guru… che il titolo di studio prevalente è il diploma da perito tecnico professionale… che le metafore più ardite del Profeta oscillano tra necrofilia e coprofilia… e dunque bisogna parlar loro in modo semplice… però qui si esagera:

    “Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e
    con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai
    servizi senza bisogno di intermediari”

    E chi non è d’accordo o sostiene il contrario?!? E’ questo indubbiamente il mio punto preferito nella sezione “Economia”; modalità d’intervento, studio di fattibilità, programmazione, copertura fiscale, pianificazione, valutazioni di scala…. queste sconosciute.
    In merito alla “introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari”, schiettamente parlando, ma che caxxo vuol dire?!?

    Se questo è il nuovo che avanza….

  2. La Rockeuse ha detto:

    Poveri noi. Io mi trasferirò nella repubblica delle Banane e tu?

  3. Sendivogius ha detto:

    🙂 Temo che ci troviamo già nella Repubblica delle Banane..!

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