Bellocchio e l’inciucio Trinca

ImagePremessa: la questione non toglie il sonno a nessuno. Però, nella sua specificità, ha un valore simbolico. Parlo della polemica per il mancato premio alla Mostra di Venezia per il film di Marco Bellocchio, “Bella addormentata”, montata in primo luogo dallo stesso regista e alimentata da giornalisti e addetti ai lavori con argomentazioni che il compianto professor Scoglio avrebbe volentieri definito ad minchiam. Aleggia intorno a questo mancato premio un’aria di vittimismo (non ci capiscono, non ci amano, non ci vogliono) non molto lontana da quella che si respira in molte cronache e opinioni sulla crisi economica.

Innanzitutto c’è questo equivoco di base, che un film italiano alla Mostra di Venezia abbia diritto a una valutazione a parte, una corsia preferenziale, un occhio di riguardo. Non conta se è più bello degli altri. Se è italiano, e “firmato” da un autore di nome, deve vincere qualcosa. Se poi ha anche un contenuto “alto”, il riconoscimento è obbligatorio. Un volenteroso giornalista Rai si è spinto a deplorare che un film che affronta un argomento “così importante” non sia stato premiato. Perché a questo siamo, che in una Mostra d’arte cinematografica si dovrebbero premiare “gli argomenti”. Magari se Bellocchio alla prossima edizione prepara un discorso anziché un lungometraggio, il Leone d’oro non glielo toglie nessuno. Naturalmente non l’ha pensata così la giuria, che ha scelto pellicole migliori di quella di Bellocchio, semplicemente perché realizzate meglio, con una regia accurata e non sciatta, con attori ben diretti e non a piede libero, con un racconto sofisticato e ben sceneggiato invece di macchiette bidimensionali didascalicamente create per sostenere le varie tesi in campo. Intervistato dal Corsera, Bellocchio si è scagliato, pur senza nominarlo, contro il presidente della giuria Michael Mann, sostenendo che il suo film non è stato capito e che se il premio non è arrivato è per la “supponenza di chi si crede padrone del mondo”. Insomma, la discriminazione a “Bella Addormentata” sarebbe figlia di un imperialismo culturale, lo stesso che la solidale intervistatrice suggerisce di condividere quando definisce Mann, con malcelato sprezzo, “il regista di Collateral e Miami vice”, intendendo cioè un bruto realizzatore di pellicole commerciali a fronte di un autore a tutto tondo. Ora, io considero Mann uno dei più grandi registi viventi, ma poco conta il mio giudizio, la questione non è se Mann è regista migliore di Bellocchio (dio se lo è!) ma se era giusto preferire al regista italiano “The Master” di Paul Thomas Anderson (vero capolavoro), “Pietà” di Kim Ki Duk e almeno altre quattro o cinque altre opere (dio se era giusto!). E invece s’è scatenato il pandemonio italico.

Alle risibili argomentazioni anti-yankee di Bellocchio si è aggiunta una compagnia variopinta, che in molti i casi i film di cui parla non li ha visti neppure. Il pidiellino Francesco Giro, ex sottosegretario alla Cultura, ha dichiarato che a Venezia si è consumato “il solito complotto ai danni del cinema italiano”, e non lo dice, ma sembra quasi che immagini Mann impegnato in trame radical-chic su qualche terrazza romana prima di spostarsi in Laguna. Alla festa del Fatto, Marco Travaglio rivolge a Jasmine Trinca (a Jasmine Trinca) la seguente domanda: “Nonostante gli ottimi film italiani vince il solito coreano…” (per la cronaca, è la prima volta che un film coreano vince il Leone d’oro) e chiaramente evoca la solita polemica contro la sinistra elitaria e snob che premia esotici film anti-popolari (e qui bisognerebbe che i nazionalisti si mettano d’accordo, o è un complotto a stelle e strisce che privilegia i gangster movie alla qualità autoriale tricolore, come sostiene Bellocchio, oppure è travaglianamente il solito inciucio della sinistra contro il popolo, ma le due cose insieme non è possibile). Gianni Riotta twitta contro Kim Ki Duk, definendo il suo un “film sudcoreano contro l’economia di mercato”, aggiungendo che nella Nord Corea comunista non lo vedranno causa carestia e alimentando il dubbio che Riotta il film non l’abbia visto, ma siccome ha letto che il regista ha salutato a pugno chiuso dopo la premiazione forse pensa che Pietà sia un film di Citto Maselli.

“Non accetto lezioni di regia da nessuno”, dice Bellocchio in conclusione. Bene. Si tenga la sua, di regia. Ma accetti il principio che, a differenza che in italia, nella maggior parte degli altri i paesi i film si valutano sulla loro riuscita artistica, e non sul numero di talk che riescono ad alimentare su giornali e tv.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

10 risposte a Bellocchio e l’inciucio Trinca

  1. orson ha detto:

    Ansiooso di vedere i film di kim Ki Duk e Paul Thomas Anderson (semplicemente indispensabili) così come vedro’ sicuramente La bella addormentata.
    D’accordo su questo insopportabile vittismo del cinema italiano, cosi come sui commenti non informati.
    Qualche problema invece su Michael Mann (solido mestierante del cinema, ma niente di più) e sulla liquidazione di Bellocchio come regista sciatto.

  2. Maurizio Corv ha detto:

    Questa storia infinita di Bellocchio a Venezia ha dei risvolti da commedia ( questa si che andrebbe premiata…) Ogni volta il nostro sbarca al festival convinto che non possa non vincere.Ma non solo lui. Leone per esempio minacciò di ritirare per sempre Rai cinema dal festival dopo l’onta , se non sbaglio , della mancata vittoria di “buongiorno notte”. Tutto ciò è surreale e lo è ancora di più la superultraprovincialissima stampa nostrana che fondamentalmente non capendo un c…o di cinema si lancia in lodi mistiche sull’opera del maestro incompreso.Bellò, vatti i prendere i premi all’estero ,se ne sei capace, e smettila con questo piagnisteo che non onora i tuoi film, che non sono neanche il peggio in circolazione.

  3. La Rockeuse ha detto:

    No ho visto il film ma quasi di sicuro sarà una “zeza” come dicono a Napoli, perciò non mi meraviglio che roba del genere non venga premiata. Più che altro, soffro di più quando vedo penalizzato Dario Argento, sebbene con gli splatteroni che sta cacciando negli ultimi anni non ci si meraviglia se le premiazioni siano per lui lontani ricordi.
    bisou

  4. La Rockeuse ha detto:

    Rispondo a Maurizio: sono napoletana e dalle mie parti (il centro storico) diciamo zeza per indicare una cosa che è una noia mortale.
    Per la foto: grazie, riferirò al fotografo anche se sinceramente a me fa più sangue la foto di Stefano! (detto con affetto, of course)

  5. Death ha detto:

    Siamo sempre più un paesetto con un’illustre passato e un presente dimmerda. Scusate il gergo, ma vengo da Parigi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...