L’Aquila e l’Inquisizione capovolta

Dal Messaggero di oggi

di Stefano Cappellini

La sentenza che ha condannato ieri in primo grado un pugno di esperti e scienziati, accusati di non aver lanciato sufficienti avvertimenti alla popolazione prima del sisma che ha distrutto L’Aquila, è una ferita alla logica, al buon senso e, non ultimo, allo Stato di diritto.

Delle due l’una: o i condannati erano in grado di prevedere il terremoto, e in tal caso le pene comminate sarebbero fin troppo miti, oppure non erano in grado – loro come tutti gli esseri umani – e in tal caso non si vede quali «avvertimenti» avrebbero potuto offrire agli aquilani.

Comprendiamo bene il dolore di chi è stato devastato dal lutto, ma l’intera comunità scientifica – con l’esclusione di pochi personaggi in cerca di pubblicità – conferma che non era sufficiente il lungo sciame sismico che aveva flagellato l’Abruzzo per stabilire l’imminenza di una grande scossa.

Del resto, la caratteristica che accomuna tutti i teorici della prevedibilità dei terremoti, compresi i sedicenti profeti in prima persona, è di essere lestissimi a puntare l’indice a disastri avvenuti ma di essere meno loquaci quando si tratta di anticipare luogo, ora e intensità del sisma.

La verità è che questa sentenza non è appesa ad alcun appiglio giuridico, se non a quello di una folle deriva giustizialista che con la sentenza dell’Aquila ha rotto anche l’ultimo argine, trasformando persino la superstizione sulla prevedibilità dei terremoti in un criterio tribunalizio. Con questa ferita – che ci auguriamo sia sanata nei prossimi gradi di giudizio – la giustizia italiana compie un altro deciso passo verso il modello dell’Inquisizione, seppure con una filosofia rovesciata rispetto a quella dei secoli bui. Allora, in nome dell’oscurantismo, si condannava la scienza per le sue verità. Oggi, sulla scia di un assurdo positivismo, si condanna la scienza per l’incapacità di andare oltre i propri limiti.

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4 risposte a L’Aquila e l’Inquisizione capovolta

  1. Fabrizio Paladini ha detto:

    Caro Stefano, rispondo al tuo commento di oggi perchè mi sono occupato a suo tempo del terremoto. Secondo me il punto non è che la commissione doveva predire il terremoto ma NON dire che non ci sarebbe stata la scossa devastante che poi, appena 6 giorni dopo, c’è stata. Nel rapporto finale si dice chiaramente che il movimento di quei giorni «non può essere considerata precursore di un forte evento» oppure «improbabile a breve una scossa come quella del 1703…». Se poi leggi questa relazione a seguito della telefonata in cui Bertolaso dice che la riunione della commissione gli serve per calmare gli animi, che ha bisogno di un “fatto mediatico” per tranquillizzare, la cosa mi sembra ancora più grave. E’ ovvio che nessuno vuole processare la scienza ma forse la leggerezza con cui sono state comunicate certe cose. Non si doveva fare allarmismo ma semplicemente dire «non siamo in grado di fare previsioni…» lasciando decidere in autonomia chi voleva andar via e chi voleva restare. Invece, dopo quelle frasi tranquillizzanti tanti sono rimasti a casa. Comunque mi rendo conto che è un discorso difficile e che, a posteriori, son bravi tutti e anche che le pene sono assolutamente esagerate.
    Ti lascio il link di un pezzo uscito oggi su Il Centro del collega Giustino Parisse che ha perduto i suoi due figli.
    http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2012/10/23/news/gioire-no-ho-pianto-pensando-ai-miei-figli-1.5909311

    A presto
    Fabrizio

    • duedimaggio ha detto:

      Caro Fabrizio, è indiscutibile che i tecnici abbiano sbagliato, ma a mio giudizio resta fermo il fatto che – dal punto di vista del diritto – contestare penalmente gli “avvertimenti insufficienti”, e condannarli per questo, significa di fatto imputare loro di non aver previsto il terremoto. E questo non mi pare accettabile. Ciao

  2. driuorno ha detto:

    Reblogged this on BABAJI.

  3. Aurelia ha detto:

    Bravo! Condivido

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