Malagò, vita da #romanòrd

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di Stefano Cappellini

Se fosse una città, sarebbe Roma. Se fosse un quartiere, sarebbe i Parioli. Fosse una vacanza, una villa a Sabaudia. Se fosse un governo, una grande coalizione. Se fosse maggioranza, sarebbe larga e trasversale. Se fosse opposizione, no, opposizione no. Fosse una macchina, una Bwm – ovvio – ma anche una Ferrari per il week-end con Luca e una Maserati per quello a Capalbio con Serena (o era Elenoire?). Se fosse una donna, e perché una sola?

Se fosse Giovanni Malagò, come egli è, sarebbe per gli amici «Giovannino», nonostante i cinquant’anni compiuti quest’anno con festa alla casina Valadier, e per tutti gli altri «Megalò», soprannome con cui è noto nella capitale, e anche fuori dal Grande Raccordo Anulare, come massimo esponente del generone romano, delle magmatiche lobby capitoline e di quella Roma Godona che raccontata sulle cronache del Messaggero, pare una Hollywood in miniatura, e fotografata sul sito Dagospia sembra un Satyricon in versione botulinica.

Patron della concessionaria Samocar, plurimarche di lusso (più di cento milioni di fatturato), si dice abbia venduto a Berlusconi circa cinquanta Mini, poi munificamente distribuite dal Cavaliere. Presidente straconfermato dell’esclusivo circolo Aniene – del quale è difficile dire se a fare più colpo sui comuni mortali sono i 25 mila euro (venticinquemila) a fondo perduto necessari per iscriversi o il fatto che la lista d’attesa per essere ammessi e dunque sborsare la sommetta è lunga più che per un’ecografia all’ospedale San Camillo – Malagò è innegabilmente un uomo di sucesso: bello, ambizioso, simpatico ai più, accompagnato da donne bellissime e da persone interessanti e dai mestieri invidiabili.

I sigilli apposti pochi giorni fa dalla magistratura sul suo circolo Aquaniene, “filiale” dell’Aniene cresciuta grazie all’impulso dei mondiali di nuoto della scorsa estate, che Malagò ha gestito da presidente del comitato organizzatore, è forse il primo vero grande intoppo della sua carriera.

Anche perché quindici impianti cittadini sotto sequestro su diciotto realizzati per Roma 09 sono un bel record, sebbene Giovannino non debba certo rispondere di tutti. Ma il colpo l’ha preso. Ed è arrivato nel momento peggiore, proprio mentre il suo nome cominciava a circolare per la presidenza del comitato promotore per Roma olimpica 2020. Un incarico tagliato su misura di chi ha ormai fatto dello sport il core business della propria attività.

Almeno a non dar retta a quanti spiegano che, morettianamente, il vero lavoro di Malagò, oltre a vendere macchine, è conoscere gente e fare cose. La sua è, in effetti, la formula tipica del capitalismo alla romana: un quarto di azienda e tre quarti di relazioni. Di gente ne conosce tanta, e di quella giusta.

Non si presiede l’Aniene per caso, dove non puoi finire di salutare Francesco Gaetano Caltagirone che già s’avanzano sorridenti i fratelli Toti, mentre Luigi Abete e Giampaolo Letta si intrattengono al rinomato club house e Cesare Romiti cena al ristorante del circolo. Dall’Aniene sono arrivate grandi soddisfazioni e fortuna critica per «Megalò», tranne la volta in cui il solito Messaggero raccontò che un gruppo di amici della Roma bene si era riunito per una tombola alla fiaschetteria Beltramme, con l’obbligo per ciascuno di portare come premi in palio gli oggetti più kitsch. Uno di questi era un libro d’oro, illustrato, del circolo Aniene.

Spiega Malagò: «Qui tutti si danno del tu per statuto, perché nessuno si deve sentire nessuno, il peso del rispettivo potere va lasciato fuori. È ammesso il cazzeggio più che il business». Cazzeggio che anima anche l’amicizia con Enrico Mentana e Diego Della Valle, con Carlo Verdone e Giuseppe Tornatore, non a caso è all’Aniene che è stato appena presentato il libro su Baarìa.

Ma il mondo malaghiano è stato mirabilmente raccontato nel film di un regista fuori dalla cerchia stretta, il Christian De Sica di Simpatici e antipatici (con un memorabile Gianfranco Funari alter ego di Cesare Previti) e, preso in sé, chiama subito alla mente l’universo dei Vanzina («Giovannino» è più amico dello sceneggiatore Enrico che del regista Carlo), i quali hanno replicato in una delle loro godibili pellicole la gag che all’amico Malagò era capitata nella realtà: arrivato davanti al Jackie O (ma c’è chi giura fosse il Number One) lanciò sportivamente le chiavi della macchina al posteggiatore. Che tale non era: il tizio mise in moto e se ne filò via con la sportiva sotto gli occhi del proprietario.

Ma tutto questo giro di relazioni non è piombato in braccio al nostro per grazia divina. Nato da buona famiglia – il padre Vincenzo ha avviato l’attività di famiglia e presieduto per anni l’associazione nazionale dei concessionari d’auto – ha saputo andare ben oltre i confini della buona borghesia pariolina con studi al San Giuseppe.

Il suo grande pigmalione è stato l’avvocato Gianni Agnelli, che a Giovannino regalava spesso le sue mitologiche telefonate mattutine. Il rapporto aveva sì origini familiari – il business di famiglia era in entrambi i casi l’automobile – ma puntellato da frequentazioni tutte sue, come quella con Lupo Rattazzi, nipote dell’Avvocato, e con Luca Cordero Montezemolo, pupillo dell’Avvocato.

Quelli che hanno avuto modo di seguire da vicino il rapporto tra il patron della Fiat e il giovane rampante romano raccontano che fosse animato in pari misura dalla passione per le “mini-gonne” della Ferrari e dalle mini-gonne e basta. Certo è che, scomparso Agnelli, è proseguita negli anni l’amicizia con Montezemolo. È stato Malagò a presentargli l’attuale moglie, Ludovica Andreoni.

Ancora pochi giorni fa «Giovannino» era in platea alla prima iniziativa della montezemoliana fondazione Italia futura e soprattutto era al suo fianco nel dicembre scorso, quando all’Eliseo Nicolas Sarkozy ha consegnato al presidente della Fiat la Legione d’Onore.

Imperdibile, nel racconto dei testimoni, la scena dell’incontro Sarkozy-Malagò. Il presidente francese saluta la delegazione italiana al seguito di Montezemolo e si scusa per l’assenza della moglie Carla Bruni. Squilla il telefonino di Malagò, che risponde: «Oh, ciao, come stai?». Quindi, rivolto a Sarkozy: «Presidente, è sua moglie che si scusa».

Impossibile provare a vestire una casacca politica a Malagò. Un leghista come Calderoli non esiterebbe a metterlo nel novero dei «viscidoni» amici del giaguaro, non foss’altro perché il legame con la famiglia Letta – Gianni e Giampaolo – è molto solido. In ottimi rapporti con Francesco Rutelli e con sua moglie Barbara Palombelli, lo è stato anche col successore in Campidoglio Walter Veltroni.

Con Gianni Alemanno i rapporti sono più freddi, e i caratteri distanti, ma non si può escludere che scoppi un’altra amicizia. Per il momento, si può mettere a verbale la fresca nomina di Emmanuele Emanuele a nuovo presidente dell’azienda speciale Palaexpo, ente del comune di Roma che gestisce le Scuderie del Quirinale, il Palazzo delle esposizioni, la Casa del cinema e la Casa del jazz.

Emanuele, socio dell’Aniene, è molto amico di Malagò e, nel tempo libero, lo aiuta a tenere a bada la piccola fronda interna che non gradisce l’impegno del presidente per arruolare nel circolo a colpi di assegni le star dello sport italiano. In ogni caso, il milieu veltronian-rutelliano non ha impedito a Malagò di prestare aiuto e consulenza in varia misura all’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace nonché ad Antonio Tajani quando l’attuale commissario europeo sfidò Veltroni – era il 2001 – mettendo in pista anche una lista “beautiful” zeppa di esponenti del generone.

E non gli ha impedito nemmeno di essere il mese scorso in prima alla festa dei giovani del Pdl, dove si è presentato a braccetto con la primadonna sportiva dell’Aniene, la nuotatrice Federica Pellegrini. Berlusconi, non appena lo ha visto in platea, dal palco lo ha scolpito con una definizione che l’interessato ha accolto sorridendo compiaciuto: «Ecco Malagò, esperto di sport e dell’altra metà del cielo».

Diffiile smentire. Nell’altra metà del cielo Malagò ha volato a vapore e a motore, a volo libero e figurato. Si è fugacemente sposato con Polissena di Bagno, erede dei danteschi Malatesta. Ha avuto due gemelle – Ludovica e Vittoria, amatissime, si dice sia padre affettuosissimo – da Lucrezia Lante della Rovere, con cui è rimasto in buoni rapporti.

Impossibile invece dar conto dell’elenco di conquiste o presunte tali: troppo ampio. Più elegante censire la lista delle amiche: Elenoire Casalegno, Valeria Marini, Simona Ventura, Martina Colombari, Anna Falchi, Serena Autieri, Monica Bellucci. E Carla Bruni. Che alla casina Valadier, per la festa dei cinquant’anni, non c’era. Ma forse avrà telefonato.

(Dal Riformista dell’ 11 ottobre 2009)

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