L’Italicum spiegato con i classici

5000-1979-83f

Ricorderete senz’altro una delle scene più divertenti di Scusate il ritardo. Succedeva che Massimo Troisi e la sorella, dovendo fare un regalo di compleanno alla mamma, decidevano di coinvolgere il fratello maggiore Alfredo, l’unico con un lavoro stabile (che poi era attore, prova che nel 1983 era già dispiegato il terreno su cui avrebbe prosperato la fortuna critica di Richard Florida e Maria De Filippi), proponendogli l’acquisto di un televisore con questa formula: “Avevamo pensato di mettere cinquemila lire io, cinquemila lire Patrizia e ‘nu milione e due tu”. Il fratello, comprensibilmente, non la prendeva bene e la risposta era più o meno: facciamo che metto tutto io e non se ne parla più. Poi, nel film, come finisse la storia del regalo non si veniva a sapere. In politica invece sì, una storia come questa si sa come va a finire: in politica succede che è Alfredo ad andare dai fratelli. A implorarli di partecipare con il loro mini-contributo. Prendete le leggi elettorali: potete non capir nulla di proporzionale o maggioritario, tedesco o spagnolo, scorporo e soglie, ma non dovrebbe esservi sfuggito che le leggi elettorali italiane dal 1993 in avanti sono congegnate per questo: per tirare dentro i fratelli svantaggiati. Di voti, in questo caso. Obiettivo: accumulare più svantaggiati dell’avversario, vincere per cumulo di svantaggi.

Un flashback di poche righe, prima di tornare a Troisi. C’è un punto nella storia nazionale, un punto all’inizio degli anni Novanta, in cui abbiamo deciso che l’ingovernabilità della Prima Repubblica fosse tutta figlia del sistema proporzionale. Non del fatto che con un Partito comunista – comunista, insisto – al 30 per cento e tagliato fuori dal governo l’alternanza fosse impossibile per definizione e il balletto  degli esecutivi  a guida democristiana incentivato. No, abbiamo deciso che il problema era solo il proporzionale. E non è che a quel punto abbiamo importato un maggioritario decente, tipo il modello francese, o un sistema misto serio, come il tedesco.  Noi siamo per il made in Italy: ci siamo inventati prima il voto per coalizioni (Mattarellum), poi il premio di maggioranza (Porcellum). Che funzionano appunto come il regalo alla mamma di Troisi: per arrivare alla cifra – leggi: vittoria elettorale – anziché seguire la lezione di Alfredo, che giustamente vorrebbe fare in proprio, si segue quella dei fratelli in bolletta: cinque mila lire Casini, cinque mila lire Bossi e ‘nu milione e due Berlusconi; cinque mila lire Di Pietro, cinque mila lire Mastella e ‘nu milione e due D’Alema (o Veltroni o Bersani o chi per loro). Il risultato è così noto che è stucchevole doverlo ancora stare a ripetere: la competizione elettorale non si è mai svolta tra due progetti alternativi incarnati da altrettante grandi forze (che è poi il bipolarismo vero, non quello a chiacchiere su cui concordano tutti, soprattutto quelli che dal bipolarismo vero sarebbero spazzati via in un mattino). La sfida si svolge invece tra due armate Brancaleone, due arlecchinate, due combriccole più disordinate della cameretta di un tredicenne. Per forza: se il principio è che serve un voto in più della coalizione avversaria per prendersi tutto, non c’è quota di partecipazione che non sia utile: non dico le cinquemila lire di Bossi e Di Pietro, ma persino le mille lire di Storace e le cinquecento di Nencini. In società c’è posto per tutti e tutti sono graditi, persino i fascisti di Fiore o Romagnoli (è successo, è successo), persino i Pensionati di destra e i Pensionati di sinistra (idem), persino la lista Yoga e la lista Yoghi (questo non è successo ma c’è tempo). Poi queste alleanze baraccone complicano la vita del governo fino a renderla impossibile, ma chissenefrega, l’importante – spiegano con orgoglio civile durante i talk show – è “sapere chi ha vinto la sera delle elezioni”. Una serata di chiarezza in cambio di cinque anni di palude. Bell’affare.

Ora arriva l’Italicum. Alla Camera si è già cominciato a votare. E avrete già capito che Troisi c’entra, eccome. Prima di tornarci ancora, però, una premessa importante: sono stati sciocchi e strumentali – a mio giudizio – gli attacchi a Matteo Renzi per aver puntato all’accordo con Silvio Berlusconi. Con chi bisogna scrivere le regole del gioco se non con  il capo dell’opposizione che, a dispetto delle disgrazie giudiziarie, era e resta Berlusconi? Mesi e anni a biasimare (giustamente) il Porcellum imposto con la forza dei numeri dall’allora maggioranza di centrodestra per scoprire che oggi sarebbe corretto – di più secondo alcuni: doveroso – legiferare su un tema come questo a colpi di clava? Chiudiamola qui: aver ripristinato un po’ di galateo politico non guasta.

Il problema, casomai, è il merito dell’accordo. Perché l’Italicum è il trionfo del metodo Troisi. Anzi, il suo raddoppio, perché al premio di maggioranza si aggiunge il ballottaggio. Cioè, in prima battuta si chiamano a raccolta i fratelli squattrinati, in seconda battuta potrebbero tornare utili cugini, amici e amici dei cugini. Sulla base dei rapporti di forza attuali, le due coalizioni che arriveranno al ballottaggio rappresenteranno al primo turno circa i due terzi dell’elettorato. Ci sarà dunque da conquistare il restante terzo, 12/13 milioni di elettori. La legge non prevede apparentamenti ufficiali, certo, ma è naturale che tra il primo e secondo turno si sprecheranno appelli, ammiccamenti e offerte più o meno dichiarate.

Ci sono casi, questo è uno, in cui non bisogna sforzarsi di dimostrare che le cose stanno così. Basta affacciarsi alla finestra. E infatti l’Italicum non è ancora stato approvato che già a destra si sta tornando al mucchio selvaggio: dunque non solo Forza Italia si allea con Alfano, che se ne era appena andato, non solo torna l’asse con la Lega, che non ha condiviso una scelta con Berlusconi negli ultimi due anni e ha passato i cinque precedenti a bisticciare ogni giorno sull’agenda di governo, ma rientra a casa base addirittura Casini, il quale non avendo più alcuna chance di arrivare in Parlamento con le sue forze s’affida di nuovo al Cavaliere, che a sua volta lo riprende dopo averlo accusato di ogni disgrazia passata – Concordia escluso, forse – perché con l’Italicum ogni cinquemila lire è buona per avvicinarsi al 37 per cento, soglia che fa scattare il premio. Non so se qualcuno ha fatto un pensiero – io sì e non mi è piaciuto – sul fatto che, vincesse questo centrodestra, tornerebbe al governo la stessa coalizione del 2001, quella che trascorse la legislatura a litigare e combinare poco salvo approvare qualche leggina di giustizia, quella che il poco era la Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi sulla droga, quella con Tremonti cacciato e poi richiamato, quella con Scajola dimesso e poi tornato in scena. Quella coalizione lì, uguale uguale, solo più vecchia, implausibile e pregiudicata.

E dall’altra parte? Dall’altra parte non si capisce bene cosa accadrà. Le ipotesi, di fondo, sono due: la prima, Renzi decide di puntare tutto sulla forza della sua proposta e sulla spinta della novità, non stringe alcuna alleanza e trasforma l’assenza di compromessi nel punto di forza della sua campagna elettorale. Controindicazione: da solo contro sette/otto partiti rischia di perdere. La seconda, Renzi si rassegna a rispondere al ritorno della Casa delle libertà assemblando anche lui una coalizione che, realisticamente, andrà da Vendola ai montiani tipo Andrea Romano, un’ampiezza non lontana da quella che ai tempi dell’Unione prodiana spaziava dal no global Caruso a Lambertow Dini. Non credo sia necessario specificare la controindicazione.

E allora? Cosa si potrebbe fare di meglio dell’Italicum? Qualche spunto – niente di originale, giusto una sbirciata in Europa – l’avevo già buttato giù nel finale di questo pezzo. Aggiungerei solo, prima di tornare per l’ultima volta a Troisi, che il problema dei cosiddetti piccoli è malposto. L’obiettivo di una buona legge elettorale non dovrebbe essere impedire l’accesso in Parlamento a forze che hanno il 5, il 6 o addirittura il 7 per cento (lo sbarramento in questo caso, ricordiamolo, è all’8 per cento) bensì impedire che queste percentuali siano usate per inibire o interdire l’iniziativa di chi ha il 30 o il 35. L’Italicum, invece, garantisce l’opposto: toglie il diritto di tribuna a forze medie che si presentano da sole (la cui presenza in Parlamento non lederebbe certo la governabilità) e offre un salvagente a partiti il cui unico scopo è fare mucchio e saltare sul carro vincente. Vent’anni d’attesa per una nuova legge elettorale meriterebbero un finale diverso da un ritorno alle più stantie e fallimentari formule della Seconda Repubblica.

Quindi se fossi uno dei fratelli senza lira mi attrezzerei per fare un regalo con le mie forze e se quest’anno le risorse non bastano, sarà per il prossimo. Se fossi la mamma di Troisi preferirei una festa di compleanno in cui ciascun figlio regala per quel che ha. Ma, soprattutto, se fossi Alfredo mi alzerei subito da quel tavolo dove i fratelli m’aspettano al varco. Va bene, non sono Alfredo. Ma Renzi, che un lavoro stabile ce l’ha e qualche risorsa da spendere pure, Renzi sì, che è un po’ Alfredo.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a L’Italicum spiegato con i classici

  1. La Rockeuse ha detto:

    No vabbè t’amo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...